ALIAS Italia

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FANFICTION

Scritto da Articiòch
Riassunto: Mentre Syd/Svetlana Derėvko scopre di non lavorare per la Russia ma per un’organizzazione terroristica, un traditore dell'SD-11 vuol vendere un prezioso codice delle profezie di Rambaldi a Sloane, che manda Jack –stavolta protagonista- ad acquistarlo.

Data di composizione: 24 agosto 2004.
Periodo di svolgimento: 1^ parte della 2^ stagione di "Alias".
Adatto a: adulti.

DISCLAIMER
Si ricorda che tutti i diritti del racconto sono di proprietà del sito "Alias Italia – Il dossier Sydney Bristow", e che tutti i personaggi della serie "ALIAS" utilizzati sono di proprietà ABC, Bad Robot – Touchstone Television e sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro.

La gloria

"Non esiste esercito in cui sia gli schiavi che gli uomini liberi non disertino passando dall'altra parte nelle numerose occasioni che la guerra necessariamente offre nella speranza di ottenere onori e ricompense”
Onasandro, X, 24
 

«Signorina Derėvko, come già le è stato rivelato da sua madre, lei non lavora per conto di un’agenzia governativa collegata con l'SVR [1] –come invece le è stato fatto credere. In realtà il suo principale, Aleksandr Fëdorovič Xasinau [2], è a capo di un’organizzazione terroristica che attenta alla sicurezza della Russia. Xasinau è uno degli uomini piú ricercati in tutta la Comunità degli Stati Indipendenti ed è legato ai nemici della nostra patria: i ceceni, i cinesi e gli americani.» Il giovane agente Mixail Viljamovič Voxnov la fissava coi suoi bellissimi occhî verdi; guardandolo, Svetlana Ivanovna Derėvko pensò che in altre circostanze sarebbe stato piacevole farci su un pensierino.
«Mio dio…» Pure gli americani, mala razza!
«Noi del FSB [3] possiamo offrirle protezione e lei può abbandonare subito Xasinau, ma se vuole ottenere vendetta per tutti questi anni di menzogne e per la morte del suo fidanzato, Daniil Svjatoslavič Gėxt, c’è anche un’altra possibilità.»
Svetlana non ci pensò su un attimo. «Quale?»
«Lei potrebbe continuare a lavorare con Xasinau, ma come infiltrata per noi, come del resto sta già facendo sua madre Irina da molti anni. Sappia però che è molto, molto rischioso e se non se la sente, per noi va bene lo stesso.»
Lavorare facendo il doppio gioco? La sua vita sarebbe diventata un incubo, ma lo doveva a Daniil, a sua madre, a…
«Accetto.»

Sydney si svegliò di soprassalto. Era nella sua casa a Los Angeles, tutto era tranquillo. Era soltanto un incubo, non c’era nessuno russo… solo una mezza russa, lei. L’indomani si recò all’SD-6 ed incontrò Dixon fuori della sala riunioni.
«Dov’è mio padre?»
«Ci sta aspettando col signor Sloane.»

«Come ben saprete, Rambaldi prima di morire fondò il Magnifico Ordine, un’associazione volta a difendere le sue profezie…» Arvin Sloane decise di iniziare il discorso alla lontana partendo dall’antefatto.
«Dovete sapere che Rambaldi decise di svelare loro alcune delle sue profezie e queste, poco dopo la sua morte, vennero trascritte in un libro che fu la Bibbia dell’Ordine. Tutte le cose si consumano e questo manoscritto fu copiato piú volte per rimpiazzare il precedente esemplare deteriorato, che non era vergato sulla carta speciale di Rambaldi. Del primo manoscritto, del 1499, si son perse le tracce ma esistono dei codici del 1663 e del 1834.»
«Che sono in mano al Direttorio K la prima ed al Magnifico Ordine il secondo.» Precisò Jack.
«Esatto. Ma dovete sapere che nel 1665 uno stampatore veneziano, Anassimene Torchia, riuscì ad impossessarsi del manoscritto dismesso del 1499 ed a trarne un libro stampato in 50 copie. I seguaci di Rambaldi, ammanicati colla Santa Inquisizione, lo fecero condannare al rogo col pretesto di aver pubblicato un libro satanico ed assieme a quel libro bruciarono anche gli esemplari del libro di profezie… ma si salvò una copia. Di questa copia apparvero nei secoli successivi molte contraffazioni ma di solo due esemplari non si è riuscita finora a provare la falsità; logica vuole che uno di questi sia quello autentico.
Questi due volumi sono: lo Hitler, detto così dal nome del suo piú noto possessore, e lo Edgecombe.»
«Fammi indovinare: stai per acquistare una di queste due copie.»
«Sbagliato Jack: tutte e due. È necessario avere entrambi i volumi per poi poter determinare quale sia quello vero.
La Hitler si trova in una biblioteca di Mosca. Sydney e Marcus hanno il compito di entrare lì dentro e trafugarla sostituendola con una copia che vi darà Flinkman. L’operazione è molto facile tuttavia, data la sua importanza ai fini della sicurezza degli Stati Uniti, ho deciso che fosse opportuno mandare due dei miei migliori agenti… anzi, due dei migliori agenti della Nazione.
Bene, voi due potete andare. Avete un volo tra due ore e consulterete tutte le informazioni al proposito in aereo.»
Quando sentì le parole di Sloane su sicurezza e Nazione, Syd ebbe il voltastomaco per la facilità colla quale quel porco propinava le sue menzogne.
«Ora veniamo alla tua missione, Jack. Stando alle informazioni forniteci dalla nostra infiltrata, Laura Lenghi [4], la seconda copia attribuita a Torchia è stata trafugata all’ultimo discendente del marchese di Mount Edgecombe pochi mesi fa da un agente dell’SD-11 all’insaputa del suo capo, Flamma, e sono già riuscito ad accordarmi con lui per averla. Tu dovrai andare a Nizza e comprarla da Giordano Fauro, questo il suo nome. Parti fra tre ore, lui ti aspetta sul suo panfilo, il “Gloria”, per domani alle 10.00. il tuo alias è Aldrich Hanssen di Las Vegas.»
«Bene.»
«Ah, un’ultima cosa. Dovranno morire lui e tutti coloro che ti vedranno. Flamma prima o poi verrà a risapere della cosa ed è necessario far sparire tutti gli indizî per fargli credere che sia stata la Triade. Una squadra armata è già in volo e sarà pronta ad intervenire al tuo ordine; se non lo darai, attaccheranno durante la notte di domani. Passa sotto da Flinkman a farti dare il trasmettitore.»

«Bene signor Bristow, ecco qua un congegno che le sarà moolto utile durante la missione… ah, a proposito, se posso permettermi, ecco, come sta Sydney?»
«Bene, grazie.»
«Oh, bene, grazie a lei, ecco… dunque… mi sono perso. Ah, no, funziona così: questa sembra una normale camicia… e lo è ma—MA, nel colletto, anziché il cartoncino rigido che gli da’ forma c’è il mio tras-met-ti-tore! Ecco qua.» Marshall disse “ trasmettitore” mentre aggiustava il colletto a Jack che intanto si stava mettendo la camicia. «Se lei piega il lembo destro, ecco, il trasmettitore s’attiva, parte un messaggio verso i buoni e loro arrivano e bum! Bum! Sistemano i cattivi, heh eh. Ora, lei può usarlo una sola volta, quindi stia molto attento quando l’accende. Bene …»
«Suppongo che tu abbia pensato anche ai metal-detectors.»
«Già, già, esatto. Questa giacca— fa molto 007 vero?— bene, questa bella giacca di gessato scuro ha il risvolto vicino al collo, insomma le falde… come si chiama? Colletto anche lui? Boh, comunque, questa parte qua in polimero che rende ciò che copre opaco ai raggi X ma non fino al punto da far suonare l’allarme… insomma è abbastanza denso da mascherare quel poco di metallo del trasmettitore… ma non tanto da svegliare il ai metal-detector. Heh, stupendo, non trova? Uuh, dimenticavo: tenga.»
«Cos’è? Sembra un sacchetto di cellophane.»
«È un sacchetto di cellophane. Sloane mi ha detto che doveva comprare una cosa a bordo di una nave ed io ho pensato che… ecco, potesse esserle utile qualcosa dove custodire la roba in caso di—tocchiamo ferro, eh—affondamento o, insomma, se si ritrovasse a dover nuotare o robe simili…»

«Sydney, la tua contromissione per la CIA è questa: appena il tuo collega sarà distratto dovrai scandire le pagine del libro con quest’aggeggio che mi ha dato Kendall, è simile ad un normale scanner ma è capace di fare ingrandimenti fino a 60 volte l’originale.»
«Bene, io vado, ho un volo fra mezz’ora.»
Sydney lasciò Jack e Vaughn. Michael la guardò uscire dal magazzino dismesso con un’aria di rimpianto, avrebbe voluto dirle qualcosa, qualsiasi cosa, come incoraggiarla od augurarle buon viaggio, tanto per parlare ancora con lei, ma davanti a Jack Vaughn si sentì intimidito ed il lavoro lo chiamava con una certa urgenza.
«Jack, la sua contromissione è praticamente la stessa: dovrà acquistare il libro per Sloane e prima di consegnarglielo, farne una copia per noi… ovviamente non con una fotocopiatrice ma collo scannerizzatore. Eccone uno anche per lei.
«Ottimo.»
«Ah, ho chiesto a Langley cosa fare per il colpo di testa progettato da Sloane sul panfilo ed hanno concluso che qualsiasi nostro intervento farebbe scoprire la sua copertura.»
«Io non me ne sarei nemmeno preoccupato comunque... In pratica li lasciano morire.»
«Sì.»

OCEANO ATLANTICO
Jack passò metà del viaggio a dormire e l’altra metà consultare i documenti informatici su Fauro: Sloane per sicurezza non metteva mai niente per iscritto e tutte le informazioni che aveva erano su elaboratori. Giordano Fauro era “Edile agli esterni”, cioè capo della sezione spionaggio esterno dell’SD-11 da tre anni, cioè da quando il suo predecessore, il prof. Claudio Messala, venne ucciso tentando di fermare una rapina alla casa di Flamma nella quale venne trafugato un manufatto di Rambaldi. Non doveva esser molto furbo dato che non aveva ancora scoperto che era stata l‘SD-6 colla collaborazione di una doppiogiochista interna, Laura Lenghi. Pensandoci bene, c’era anche il fatto che Flamma sceglieva molto male i suoi uomini, perché Messala gli aveva fregato trenta miliardi di vecchie lire.
Fauro aveva militato nelle file di piú partiti prima di scoprire l’esistenza dell’SD-11, organizzazione nota fra i suoi membri come “l’Impero”, e tuffarcisi dentro nella speranza di addentare qualche grossa fetta di torta prima di ritirarsi. Lì aveva trovato alcuni suoi vecchi compagni di complotti come Daniele Steno, appena uscito di carcere, e Claudio Messala, del quale prenderà poi il posto nell’Impero.
Tutte queste informazioni non venivano solamente dalla Lenghi ma anche da un altro doppiogiochista interno del quale non era riportato il nome sui dati datigli da Sloane ma che aveva anche confermato il fatto che a bordo del “Gloria” vi era il prezioso libro di profezie.

NIZZA
Il “Gloria” era uno stupendo panfilo lungo 30 metri e non fu difficile trovarlo: era ormeggiato un po’ in disparte ed era il piú grande di tutte le navi del piccolo porto di Nizza, eccezion fatta per il traghetto per la Corsica. Ad attender Jack sulla banchina c’era una giovane donna dalla bellezza aristocratica che lui identificò subito come la principessa Elena Comnena Bronte, detta dalla Lenghi e da altri che l‘avevano conosciuta “la principessa sul pisello”, era l’infiltrata perfetta: era figlia di Irene Comnena, una presunta lontana discendente degli imperatori di Costantinopoli, e di Cesare Bronte, un imprenditore di estrazione contadina che coi soldi che aveva accumulato s’era comprato la moglie ed un seggio in Senato. Elena ed aveva amicizie e contatti fra la gente che conta a tutti i livelli della società romana: politici di destra, di centro e di sinistra, cardinali, generali, finanzieri, intrallazzatori, mafiosi.
La Comnena aveva accesso ad un certo numero di informazioni riservate in qualità di membro del CESIS [5] ed aveva un marito giovane e devoto che lavorava nel SISDe, Antonio Sansone (NdR: riferimento poco nascosto al doppiatore italiano di Vaughn, Tony Sansone): lei lo usava come mezzo per giungere alle informazioni piú riservate. Per inciso, Sansone era stato fidanzato con la Lenghi prima che la Comnena glie lo sposasse. In piú, la principessa era giovane e molto bella, caratteristica che le permetteva di arrivare dappertutto.
Era strano: cosa ci faceva lì una fedelissima dell’Impero che di norma era di stanza a Roma?
«Il signor Hanssen? Prego, venga con me.»
L’interno della nave era in un certo senso evocativo: tutte quelle guardie armate ricordavano a Jack i tempi della pirateria. Quando salirono al III ponte sopracoperta i motori si accesero ed il panfilo si preparò ad uscire dal porto. Jack iniziò a sentirsi un po’ preoccupato ma si trattenne dal toccare il trasmettitore per rincuorarsi, infatti così si sarebbe potuto far notare ed i suoi ospiti avrebbero potuto insospettirsi.
Giordano Fauro era vestito in modo impeccabile, cosa che stonava colla barba mal fatta; evidentemente radersi su di una barca che ondeggiava non era il massimo della semplicità.
«Buongiorno, signor Bristow. Io in verità speravo che venisse sua figlia, ma anche lei va bene.»
Come facevano a sapere di Syd? «Vorrei vedere il libro prima di trattare il prezzo.»
«Eccolo qua.»
Jack lo prese e lo esaminò. Il volume era stampato in-folio [6], la legatura, senza macchie o scoloriture, era in tutto vitello bruno con doppio riquadro a filetti dorati, con fregi ed al dorso. La carta era bella spessa, di ottima qualità tanto che il libro sembrava appena stampato; le lettere erano perfettamente leggibili. Non c’erano tavole fuori testo ma diverse xilografie; nella prima pagina c’era lo stemma di Torchia e nella seconda il titolo, PROPHECIÆ RAMBALDIS –Anaximenes Torchia imprimevit A.D. MLCDXV- con un ritratto dell’autore. Jack accostò il libro all’orecchio e fece frusciare i fogli: anche il rumore della carta era quello giusto.
Complessivamente un’edizione perfetta senza il minimo difetto, senza gore, tarlature o bruniture. Intanto il panfilo era uscito dal porticciolo di Nizza ed era ad almeno 200 metri dalla costa.
«Mi sembra un ottimo esemplare, qual è la base di partenza per la trattativa?»
Due gorilla dietro di lui estrassero le loro pistole e glie le puntarono addosso, disarmandolo. Quindi lo perquisirono, trovandogli addosso solo il telefonino (che requisirono), il portafoglio ed un sacchetto di cellophane.
«Non c’è nessuna trattativa, questa era solo un’esca.»
«Vuol dire che il libro non è autentico?»
«No, questo è il vero Edgecombe, ci credevate scemi solo perché eravamo italiani? Non ci sareste mai cascati con un falso. E ci avete presi per scemi anche un’altra volta, quando avete sottratto al mio imperatore un manufatto di Rambaldi pensando che non avremmo mai sospettato di Sloane.»
Ahia, Fauro non era poi tanto fesso. «Non so di che cosa lei—»
«Si risparmi la sceneggiata! Noi vogliamo provare agli occhî dell’Alleanza che Sloane agisce per conto suo a danno di altre SD, quindi contro l’interesse generale, ed ora abbiamo un testimone.»
«Flamma sapeva già tutto.»
«Esatto. Comunque; incartamenti e documenti informatici non valgono niente, è impossibile ad arrivare a quelli autentici e l’Alleanza sa ben smascherare quelli falsi. Quindi sarà lei il nostro testimone contro Sloane, signor Bristow. Se collaborerà, le sarà risparmiata la vita.»
«Come avete fatto a scoprire la verità?»
«Questo non la deve interessare. Piuttosto lei dovrà pensare a rispondere alle nostre domande ed a fornire prove valide per incastrare Sloane alla prossimo incontro dei capicellula dell’Alleanza.»
«Io vi presenzierò?»
«Non lo abbiamo ancora deciso. Ed ora, se vuole accettare l’ospitalità della nostra cella di sicurezza…» I due gorilla di prima lo portarono sottocoperta e lo rinchiusero in una stanza buia. Mentre scendevano notò un'altra faccia già vista: Fulvio Bandini, vice-edile alle Operazioni Speciali, in pratica il capo dei commandos dell’Imperatore.
Bandini era stato cacciato dai parà per comportamento violento ed aveva fatto per qualche tempo il mercenario in Congo, dove aveva incontrato Flamma, che era lì per l’esportazione illegale di diamanti. Flamma l’aveva notato ed aveva deciso di reclutarlo nella sua organizzazione; se era lì sulla barca, era ovvio che la difesa del Panfilo era stata organizzata a puntino e che assaltarlo sarebbe stata un’impresa sanguinosa.
Jack tempestò la sua mente di domande: era meglio avvertire gli sgherri dell’Impero che era imminente un attacco oppure sperare che la squadra di Sloane riuscisse ad impadronirsi della nave ed a liberarlo? Nella prima ipotesi la vita di Syd sarebbe stata gravemente in pericolo quindi Jack prese il lembo del colletto e lo piegò.

Era passato mezzogiorno quando la squadra di recupero dell’SD-6 salì a bordo della “Gloria” dopo un tratto nuotato in immersione per non farsi scorgere. La squadra fu però scoperta dagli uomini di Bandini e si sviluppò un violento scontro a fuoco sul ponte della nave; la squadra d’assalto era quasi sopraffatta quando un altro gruppo di uomini di Sloane salì dall’altro lato dell’imbarcazione prendendo alle spalle e di sorpresa il grosso della scorta.
Jack, quando sentì i rumori degli spari, si appiattì per terra sperando che le pareti della cella fossero abbastanza robuste, ma ebbe conferma del contrario quando un proiettile gli passò a pochi centimetri dalla gamba facendo un buco sulla parete. Jack allora sperò che la sparatoria finisse presto.
Le squadre dell’SD-6 dopo aver sistemato i gorilla sul ponte principale, fecero irruzione sugli altri ponti secondarî, abbattendo Fauro e Bandini. La Comnena invece era sparita. Jack, appena fu liberato, andò nella cabina di Fauro e, facendo attenzione a non sporcarsi calpestando le pozze di sangue sul pavimento, aprì la cassaforte facendola saltare con una piccola carica di plastico; trovò il libro, lo mise nel cellophane e cogli altri uomini dell’SD-6 si gettò in mare per raggiungere il motoscafo che li aveva portati fin lì.
In aereo, Jack scandì una immagine di tutte le pagine del volume di Rambaldi collo scannerizzatore datogli dalla CIA.

LOS ANGELES
«Signori, mi complimento con voi. Avete portato a termine le vostre missioni in modo egregio.» Sloane non guardava neanche in faccia Syd, Dixon o Jack, ma sfogliava avidamente i due libri. «Farò analizzare questi volumi per determinare quale di essi sia quello autentico. Il vostro Paese vi ringrazia, avete nuovamente contribuito alla sua sicurezza.»
Syd stava per avere uno scatto d’ira ma fu subito trattenuta dallo strano sguardo indirizzatole dal principale. Fu solo un attimo, ma Syd ebbe la sensazione che… no, non era niente, era stata solo la sua immaginazione: ultimamente era così stanca…
Appena Dixon e Sydney uscirono dall’ufficio di Sloane, Jack si avvicinò al suo capo.
«Arvin, adesso siamo praticamente in guerra coll’SD-11.»
«Di quello non mi preoccuperei.»
«Mi preoccupo che l’Alleanza possa schierarsi dalla loro parte e venire a tagliarci la gola.»
«Come ti ho detto, non c’è da preoccuparsi. Se l’SD-11 ammettesse di essersi fatta fregare piú volte oggetti sotto la sua custodia e massacrare una sua squadra, tutte le altre SD capiranno che è una tigre di carta e si getterebbero sopra di lei per spartirsene le spoglie.»
«Se lo dici tu…» Jack uscì poco convinto.
“Certo, vai pure, carogna d’un traditore… cosa credi, che non so che tu e tua figlia lavorate per la CIA?” Pensò Sloane. “Avrai sicuramente fatto una copia del libro e così tua figlia e contavo proprio su questo… credi anche che non avessi già delle fotocopie delle Profezie di Rambaldi?”

«Signor Sloane, abbiamo condotto analisi approfondite su questi due tomi ed abbiamo concluso che l’esemplare Edgecombe è autentico mentre lo Hitler è un falso –molto ben contraffatto, ma risalente a circa cinquant’anni fa.»
«Prof. Xylander, la ringrazio immensamente. Dopo secoli d’incertezza è stato recuperato il libro stampato da Torchia.»
L’opinione di Richard Xylander, esperto in incunaboli e libri d’epoca, era una autorità nel suo campo; se lui diceva che l’Edgecombe era autentico, allora non c’era dubbio che lo fosse. Bene. Xylander gli consegnò i due libri, Sloane prese l’Edgecombe e lo mise nella cassaforte del suo ufficio mentre il professore usciva salutando lui e Jack.
Sloane prese la Hitler. «Di questo falso qui che ce ne facciamo? Jack, lo vuoi bruciare tu?»
«No, adesso devo andare ad incontrare un mio informatore.»
«Quello che incontri sempre al cinema?»
«Esatto. Come fai a saperlo?»
«Controllare i miei uomini fa parte del mio lavoro. Beh, lo metto nella mia ventriquattr’ore e me ne sbarazzo a casa. Non voglio che la Kane lo possa vedere qui. ‘Sera, Jack.»

MARE ARABICO
Il volo procedeva tranquillo e Sloane si era appena svegliato. Finalmente era libero! Libero di muoversi e di parlare liberamente, senza piú doversi preoccupare di quello stramaledetto dispositivo che s’era fatto ficcare nel collo. Ed Emily era al suo fianco, dopo che per mesi aveva dovuto starsene nascosta alle Filippine. Fra qualche ora sarebbero atterrati a Francoforte e dal lì avrebbe preso il volo per Firenze, l’ultimo della sua lunga giornata di viaggio. Aveva comprato una villa nel Chianti e sarebbe stato per un po’ lì prima di tornare in azione; intanto Sark l’avrebbe tenuto costantemente informato.
Emily dormiva ancora e Sloane decise di dare uno sguardo alla lettura che s’era portato per il viaggio.
Il falso libro di Rambaldi.
Lui sapeva benissimo che la copia Hitler era un falso e, per inciso, aveva già da anni delle fotocopie della Edgecombe fornitegli da Hasan. Aveva fatto quel casino coll’SD-11 soltanto per distrarre l’attenzione della CIA che sarebbe stata ben lieta di trovare l’unico esemplare autentico dell’edizione di Torchia nella cassaforte del suo ufficio, quando vi avrebbe fatto irruzione, credendo che la Hitler fosse andata arsa. Era per quello che aveva fatto in modo che Jack fosse nel suo ufficio ed ascoltasse tutto quando era arrivato Xylander.
Quello che in realtà gli serviva era il finto Torchia e non per ciò che vi era scritto ma ciò con cui era fatto il volume.
Nella primavera del 1945 Adolf Hitler aveva incominicato ad accorgersi che la dua guerra non andava come sperato e, per fare in modo che la sua collezione di pagine di Rambaldi non cadesse nelle mani nemiche, aveva riunito i migliori falsarî della Germania ordinando loro di comporre un finto libro antico con tre strati di carta: quello esterno e quello interno con carta di stracci d’epoca, robusta e resistente nei secoli, mentre quello interno era costituito dalla sottile ma resistentissima filigrana delle pagine di Rambaldi in possesso del Führer, sulla quale l’italiano aveva vergato alcuni dei suoi progetti e delle sue profezie. Finito il lavoro, Hitler fece uccidere i falsarî e ne fece sparire i corpi.
Quando Berlino fu presa dai sovietici, il finto Torchia venne portato in URSS per essere studiato e nessuno si accorse né che si trattava di un falso né che al suo interno vi erano i preziosissimi documenti di Rambaldi raccolti da Hitler.
Certo, questi documenti Sloane non li avrebbe fatti analizzare dall’SD-6, perché sarebbero potuti finire nelle mani dell’Alleanza, della quale ora stava per sbarazzarsene. Fra l’altro, Sark avrebbe dovuto chiamarlo da un momento all’altro. Sloane avrebbe analizzato per proprio conto le pagine del falso in un suo laboratorio in Svizzera dopo la sua fuga, per ottenere i progetti del Dire e le profezie in tutta calma.
La cosa interessante era che i falsarî di Hitler erano riusciti a riprodurre perfettamente le pagine dell’Edgecombe basandosi su un microfilm scattato da una spia tedesca nel 1938, fra l’altro costruendo un torchio per la stampa uguale a quello usato dal Torchia e fondendo dei caratteri dello stesso formato e stile col quale era stato stampato l’Edgecombe. Un lavoro veramente straordinario: leggere la Hitler era come leggersi l’originale.
Sloane sfogliò le pagine, tutte già lette e rilette, viste e straviste, arrivando fino all’ultima…
Un momento…
Sloane si ricordava benissimo che l’ultima pagina delle copie dategli da Hasan era scritta in caratteri latini, ma questa non lo era. Anche il numero era diverso, 282 anziché 281. Quel bastardo di Ineni, gli aveva nascosto una pagina… meno male che l’aveva fatto ammazzare. Che razza di disonesto, col fior di dollari che Sloane gli aveva pagato… del resto anche lui era stato piuttosto scemo, avrebbe potuto almeno controllare la copia originale quando ce l’aveva in mano.
Emily dormiva ancora. Arvin iniziò a leggere con attenzione l’ultima pagina.
Il primo capoverso era scritto in devanagarī [7]: interessante. Rambaldi, standosene nell’Italia del ‘400 non avrebbe mai potuto conoscere questo tipo di alfabeto, quindi per forza doveva aver viaggiato fino in India e siccome non si aveva notizia di viaggi al di fuori della Penisola fino alla sua morte nel 1496, evidentemente Rambaldi non era morto in quell’anno ma era sparito… veramente molto interessante. Probabilmente doveva esser vissuto molto oltre quella data, per esser arrivato fin in India e questo spiega la presenza di suoi manufatti in tutto il mondo.
Il primo capoverso era scritto in un alfabeto indiano ma la lingua era il greco antico; c’era qualche errore, dovuto al fatto che né copista né stampatore potevano conoscere il devanagarī: “Toûtos eínai o teleutaíos lógos tou Mìlou Rambàldeos Italikós perì ta méllonta kai estì perì ē mellómenē teleut́ē.” “Questo è l’ultima profezia di Milo Rambaldi l’italiano sugli avvenimenti futuri ed è al riguardo della futura fine.” Fine di che cosa? Sloane si stava incuriosendo sempre di piú, era ovvio che le informazioni di questa pagina erano di tale importanza da far sì che Ineni Hasan glie le tenesse nascoste, sapendo l’uso che ne avrebbe fatto.
Il secondo capoverso era in caratteri Ogham [8]: questo voleva dire che Rambaldi era stato anche in Irlanda… sensazionale! La lingua comunque era il volgare dei Sermones subalpini [9].
“Car la summa de le me ovre est la ma ovra summa car tuite ansema sunt un’autra de il plus alta e tel da canger aquest munt trespasable.” “Infatti la somma delle mie opere è la mia opera somma ché tutte assieme ne formano un’altra di loro piú alta e tale da cambiare questo mondo transeunte.” Sloane era stupefatto, tanto che si bevve diverse sorsate di scotch: tutto questo non solo confermava quanto contenuto nel diario di Rambaldi ma addirittura ne ampliava gli orizzonti.
L’ultimo capoverso era in rune anglosassoni ma era scritto in tedesco cinquecentesco (anch’esso con qualche errore).
“Wenn es wirdt lesen den richtig Kode, es sich wird betätigen unnd keyn wirdt können es halten wenn nicht diejenige aus der den Kode hatt gekommen an.” Incredibile! Questo era molto di piú di quanto Sloane si fosse mai aspettato… un momento! In tedesco “angekommen” aveva anche un significato figurato… questo voleva dire che—
Il cellulare di Sloane si mise a squillare.
«La fase uno è stata completata.»

NOTE
1- Uno degli organismi eredi del KGB, opera nel campo delle informazioni economiche, industriali e tecnologiche.
2- È vero, non si capisce subito che è Khasinau scritto in un altro modo, ma dovete ammettere che scritto così è molto più figo.
3- Ente federale russo che si occupa di controspionaggio, antiterrorismo, lotta al traffico di droga, al crimine organizzato, alla corruzione nonché di "analisi e pianificazione strategica".
4- Vedi il racconto "L'SD-11".
5- Sigla del “Comitato esecutivo per i servizi d'informazione e di sicurezza” che ha il compito di elaborare dati e situazione forniti dagli altri servizî di sicurezza italiani (SISMi, SISDe, DIA, DCPP, ecc.) e di passarli al Presidente del Consiglio.
6- Cioè per rilegarlo le pagine erano state piegate una sola volta.
7- L’alfabeto col quale è scritto il sanscrito, lo hindi, il bengalese, ecc.
8- Alfabeto irlandese precedente all’alfabeto latino.
9- Lingua pre-piemontese nella quale sono scritti alcuni discorsi religiosi del secolo XI.


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