Il mondo dei doppiatori - Zona Cinema

"Atlantis - L'impero perduto"

Teaser originale del film


PERSONAGGI

DOPPIATORI ORIGINALI

DOPPIATORI ITALIANI

MILO JAMES THATCH

Michael J. Fox

MASSIMILIANO MANFREDI

PRINCIPESSA KIDA

Cree Summer

STELLA MUSY

GAETAN MOLIERE

Corey Burton

CLAUDIO BISIO

HELGA SINCLAIR

Claudia Christian

CINZIA DE CAROLIS

COM. LYLE J. ROURKE

James Garner

MICHELE KALAMERA

VINCENZO 'VINNY' SANTORINI

Don Novello

PASQUALE ANSELMO

RE DI ATLANTIDE Leonard Nimoy GIANNI MUSY
PRESTON WHITMORE John Mahoney ENZO GARINEI
COOKIE Jim Varney ETTORE CONTI
AUDREY Jacqueline Obradors MARIA JOSE BERASATEGUI
DOTT. JOSHUA DOLCE Phil Morris ALESSANDRO ROSSI
SIG.RA PACKARD Florence Stanley FRANCA VALERI
SIG. HARCOURT David Ogden Stiers PAOLO LOMBARDI

ALCUNE NOTE SUL FILM

COMMENTO AL FILM
(a cura di Francesco Russo, articolo pubblicato sul sito TempiModerni.com)

Siamo nel 1914. Il giovane ed imbranato linguista Milo James Thatch combatte ogni giorno con i responsabili del suo museo per convincerli dell’esistenza della leggendaria Atlantide, al fine di ottenere i finanziamenti per una spedizione, ma i vetusti accademici rifiutano di ascoltare, giudicando il ragazzo vittima delle stesse folli idee che hanno condizionato la vita di suo nonno. Un giorno, però, Milo viene misteriosamente rapito dall’assistente del miliardario Preston B. Whitmore. Questi, caro amico del nonno, per rispettare una promessa organizza una spedizione alla ricerca della città perduta, pretendendo l’assistenza di Milo in qualità di guida esperta. Il giovanotto, incredulo, s’imbarca con tutto il suo carico d’entusiasmo assieme a nove eccentrici accompagnatori, ma giunti ad Atlantide attraverso imprevedibili pericoli, uno di loro lo tradisce, costringendolo a svelare il segreto che assicura la sopravvivenza alla città e ai suoi antichi abitanti.
La nuova tappa annuale della scuderia Disney giunge nelle sale preceduta da un’ardente attesa, anche in virtù del suo ruolo di rappresentanza nel celebrare i cento anni della gloriosa industria. Dopo molti episodi poco convincenti, questo lungometraggio animato è forse il prodotto che meglio realizza una sintesi tra progetto stilistico e attenzione ai contenuti (esonerando la splendida eccezione rappresentata da "La Bella e la Bestia") anche se non intendiamo, con questo, sottintendere un traguardo di maturità, dato che la struttura drammatica continua a subire le disattenzioni di una finalità subordinata. La competizione latente con i produttori della Dreamworks, invece, mostra indubbiamente i frutti di un’esasperata ricerca tecnica.
Al valore grafico del film contribuisce stavolta la partecipazione di uno tra i predominanti talenti del fumetto americano, Mike Mignola, cresciuto disegnando per la Marvel e la DC Comics fino ad approdare negli studi della Dark Horse con il suo celebre ed incensato "Hellboy". Il suo tratto deciso ed ombroso influenza con risalto tutto il cartone animato, dai soggetti ai fondali, e assume un ruolo cruciale nella pianificazione architettonica della città sommersa. Il resto coinvolge 350 specialisti alle prese con l’animazione di 362 effetti diversi. Un’intera equipe, ad esempio, si è dedicata esclusivamente all’animazione dei flessuosi mostri, forse l’ostacolo prioritario di tutta l’impresa. Una volta concluso ognuno il proprio incarico, i gruppi di lavoro hanno combinato i risultati dei loro sforzi per giustapporre immagini digitali e disegni eseguiti a mano. 
Se si scarta questa gigantesca confezione i frutti saltano all’occhio, mostrando forse per la prima volta una coerente sovrapposizione degli elementi digitali tridimensionali ai canonici disegni bidimensionali e, soprattutto, una notevole competenza tecnica nella volontà di ricreare gli ambienti del primo ‘900 attraverso i concetti grafici. Realizzato, come raramente accade nel campo dell’animazione, in Cinemascope, il cartone animato rispolvera le atmosfere che in passato la Disney amava evocare nei suoi fiabeschi film d’avventura ("20.000 leghe sotto i mari", "La Famiglia Robinson") con qualche riferimento ad "Orizzonte Perduto" e torna, allo stesso tempo, a curare il profilo dei personaggi marginali, nuovamente fedele ad una tradizione che sembrava perduta. Manca ancora la sceneggiatura, ma l’ossatura di base è impeccabile.


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